Usi e Tradizioni
Usi e Tradizioni  
Come tante altre realtà calabresi anche Vinco e Pavigliana sono paesi cresciuti ed evoluti aggrappati alle proprie tradizioni, tradizioni che siamo felici di continuare a perseguire .Ovviamente molte di queste tradizioni sono legate allo stare insieme e altre sono legate al cibo. Le "frittolate" ossia le mangiate di Frittole sono occasioni da non perdere se si vuole gustare dell'ottimo cibo in allegra compagnia sorseggiando del buon vino prodotto in loco naturalmente 🙂
Per chi non conoscesse le "frittole" ecco una breve descrizione tratta da Wikipedia:
Le frittole si ottengono cuocendo la cotenna (private di setole e altre impurità), le costine ed altre parti meno nobili del maiale (parte del collo, della guancia, lingua, muso, orecchie, gamboni , pancia, rognoni...) mediante bollitura nel grasso dell'animale che ne insaporisce il gusto. Cottura nella Caddàra o Quadàra La cottura, alimentata dal fuoco brace di carbone, avviene lentamente, mescolando la pietanza nella "caddàra" o quadàra o cardara, il tradizionale pentolone di rame stagnato che, viene allestito al di fuori delle abitazioni contadine della regione o delle macellerie reggine (tradizionalmente il sabato) per servire la pietanza appena preparata che va consumata calda. Una volta esaurito il contenuto della cottura, tutto quello che rimane sul fondo del pentolone, rimasugli e sugna, si solidifica e prende il nome di curcùci o salimorati nel reggino o risimoglie nel catanzarese. Il prodotto è molto simile ai ciccioli napoletani. Le frittole successivamente consumate in diversi modi, a volte ricucinate, ad esempio con le uova fritte. Tipiche preparazioni nelle quali si utilizzano i curcuci sono "a pulenta chi brocculi e curcuci" (che si consuma durante l'inverno) e la "pitta ca ricotta, l'ovu e curcuci" (piatto tipico della scampagnata del Lunedì dell'Angelo, giornata che a Reggio è chiamata "Pascuni")
FRITTOLE2 FRITTOLE frittole3 curcuci TRADIZIONE: L'uccisione del maiale, in Calabria, era un vero e proprio rito collettivo, di tipo liberatorio e allo stesso tempo propiziatorio, durante il quale il pericolo delle forze della natura veniva imprigionato in un rito simbolico e culturale. In passato, infatti, il maiale calabrese era detto "il nero", appellativo che sta a rappresentare non solo il colore, ma, al pari del cinghiale, anche lo stato selvaggio nei boschi. Il tipico detto popolare "ru pòrcu non si jètta nènti" (del maiale non si butta via nulla) sta a indicare che durante tutta la fase dell'uccisione e della macellazione si trae cibo da ogni parte dell'animale. Le frittole a Reggio Calabria vengono consumate tradizionalmente in occasione della Festa della Madonna della Consolazione, e più in generale durante alcuni periodi di festività (Natale, e soprattutto nel periodo di Carnevale, particolarmente nel giorno di Giovedì grasso), dove lungo le strade del centro cittadino è possibile sentirne il profumo che contribuisce a creare il pittoresco e caratteristico ambiente festivo popolare. Nel comune di Mammola sopravvive un'antica usanza di fare le Serenate quando si uccide il maiale. Viene cantata e suonata con fisarmonica e chitarra per onorare la famiglia. Questa serata particolare si festeggia insieme ad amici e parenti con l'assaggio delle "frittole", ovviamente accompagnate da un buon bicchiere di vino e "pane pizzata" (pane di mais), preparate durante la giornata e cotte nella tipica "caddàra" CONSUMO: Le frittole si consumano in molti modi, ma il più tradizionale, con il rito settimanale del sabato, è "u pani ca' scorcìtta" (panino con la cotenna), accompagnato dal vino rosso locale. Piatto di Frittole Nel reggino esiste ancora l'usanza di organizzare le tipiche "frittolate", grandi tavolate in cui le uniche pietanze sono le frittole, il vino rosso, e l'insalata di agrumi (arance, limoni, bergamotti) a fine pasto.
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Oltre alle frittole altre prelibatezze culinarie si annoverano tra i piatti tipici delle nostre parti, ad esempio: "I Cudduraci" (dolci pasquali),"I Petrali" (ottimi dolci natalizi ripieni di fichi o di cioccolata) , ed altri ancora. Ma non ci sono solo tradizioni culinarie a Vinco e Pavigliana, infatti molti sono gli ammiratori e i praticanti della Tarantella, e tantissimi dei nostri giovani suonano l'organetto e il tamburello (strumenti base della tarantella). Fino a pochi anni fa vantavamo anche un gruppo folcloristico:"I Pachianeddi" che purtroppo si è sfaldato, in ogni caso molte sono le serate accompagnate dalla tipica musica calabrese.
Un'ottima occasione per vedere questi splendidi balli folk è la consueta festa dedicata al santo patrono di Vinco o quella di Pavigliana, rispettivamente S.Antonino da Padova e S. Veneranda.Entrambe le feste si tengono durante il mese di agosto.Per altre foto, altre notizie e novità visitate il gruppo: "Il Vincoto"

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